Edifici e luoghi storici

Torrione paese alto (2)“La Torre dei Gualtieri”

Nel luogo più alto della città, sul Colle, “cuore” del vecchio centro paesano, sorge il “Castello”, il cui impatto visivo ed ambientale è tale che non può passare inosservato.
Nel piazzale Giuseppe Sacconi spicca alta la Torre” dei Gualtieri” antica postazione di comando del XII – XIII sec.
Nell’anno 1145, il Vescovo di Fermo Liberto, sotto la cui giurisdizione era il territorio di San Benedetto in Albula, concedeva ai Gualtieri terra sufficiente per costruire un Castello con annessi orti e autorizzava la costruzione e forse la rinnovazione e il rafforzamento del torrione difensivo del Castro, affidandone la cura e la proprietà ai nobili Berardo ed Azzo figli di Gualtiero, già signori di terre d’oltre Tronto e della rocca di Acquaviva. Si tratta di un castello con relativi ruderi che è posto a sud, immediatamente ad ovest di Monte Renzo, sovrastante la Valle del Tronto e del Ragnola. Si potrebbero vedere, a sud, anche il Colle Sereno con la sua appendice sormontata dalla Croce, la collina del Telegrafo e quindi, dopo il fosso delle Fornaci, il colle su cui sorgeva l’antico castello di Monte Aquilino, proprio sopra la Villa Brancadoro. Certamente il torrione d’avvistamento poteva sorvegliare un ampio spazio costiero che andava da oltre il Tronto sino ai confini di Cupra, tenuto conto che il mare era arretrato di oltre 500 metri e nel suo cono di osservazione non vi erano altre costruzioni che ne precludevano la visuale.
Il “Torrione“, che attraverso il suo orologio scandisce le ore della giornata, è il simbolo della città ed elemento visibile e punto di riferimento. Sulla stessa piazza si affaccia il grazioso edificio del Vescovado.

Per ogni informazione è possibile contattare il Servizio “Servizi per la cultura ed il Turismo, progetti e rapporti con le Università” ai seguenti numeri ed indirizzi e-mail:
Anna Marinangeli – tel. 0735 794595 marinangelia@comunesbt.it; Lucia Carfagna – tel. 0735 794460 carfagnal@comunesbt.it

Sono previste aperture straordinarie su richiesta anche per gruppi – info – 3393011428 – amicidelpaesealto@libero.it
per contatti in lingua: 3804337477.

palazzina azzurra“La Palazzina Azzurra”

Il riconoscimento della vocazione turistica per San Benedetto si può far risalire agli ultimi decenni dell’800 quando nacquero le prime strutture alberghiere e il primo stabilimento balneare. Negli anni successivi si rafforzò sempre più la consapevolezza della benevola influenza che i flussi turistici potevano avere sull’economia locale e si moltiplicarono quindi le iniziative da parte delle comunità per adeguare e migliorare le strutture cittadine. Nel 1931 l’Azienda di Soggiorno sambenedettese affidò al giovane ingegnere Luigi Onorati l’incarico di migliorare l’aspetto estetico e turistico del rilevato ferroviario nell’area attigua all’attuale viale Secondo Moretti. Tra i diversi lavori di sistemazione fu anche realizzato il viale a mare (attuale Rotonda con viale Buozzi). Il viale, inaugurato nel 1932, era largo 30 metri (18 metri di sede stradale e 12 di marciapiede) e fu considerato dai contemporanei spropositato: oggi è uno dei più ampi e maestosi viali a mare del nostro Paese. In questo contesto si inserisce la Palazzina azzurra, simbolo del turismo locale, prima sede dell’Azienda di soggiorno, poi dancing tra i più rinomati della costa adriatica.

Oggi, dopo un paziente restauro che ne ha recuperato forme e colori originari, la Palazzina Azzurra è sede di mostre e parco pubblico ricco di piante e fiori dai mille colori.

Indirizzo: Via Padre Olindo Pasqualetti – Telefono: 0735 581139 – Fax: 0735 581139
E-mail: musei@comunesbt.it
Ingresso libero
Orario invernale:  10-13 e 16-19 (17 – 20 nel periodo in cui vige l’ora legale) – lunedì chiuso
Orario estivo: (dal 16 giugno al 15 settembre) 18 – 24

Teatro Concordia“Teatro comunale Concordia”

l Teatro Comunale Concordia, in Largo Mazzini n. 1, è tornato nella piena disponibilità della cittadinanza il 30 aprile 2008 con una serie di spettacoli che ha visto alternarsi sul palcoscenico compagnie locali a professionisti di livello nazionale quali Lella Costa, Alessandro Preziosi e Andrea Concetti nonché giovani talenti locali quale è Cristian Giammarini.
Attualmente è gestito direttamente dal Comune che ha individuato modalità e tariffe per l’utilizzo della struttura da parte di terzi.

La Storia
Il Teatro ”Concordia” nasce ufficialmente come progetto cittadino, nel corso di una riunione tenuta nell’ aula consiliare, indetta dall’Associazione dei filarmonici locali, il giorno 28 luglio 1827, dando cosi corpo ad un’idea che i componenti del sodalizio avevano maturato da qualche tempo.
In precedenza le rappresentazioni, di livello certamente molto modesto, si tenevano nella stessa aula municipale; persino la vecchia chiesa della Madonna della Marina, di proprietà comunale, era servita allo scopo, seppure limitata a temi di contenuto religioso. Fu nominata una Deputazione apposita che doveva seguire l’iter delle procedure e della realizzazione, con l’incarico di cassiere affidato a Giacomo Palestini, mentre Antonio Voltattorni ebbe l’incarico di Segretario. Deputati provvisori furono eletti il Cav. Neroni-Cancelli, Salvatore Voltattorni, Giuseppe Fiorani, Luigi Ascolani ed il fermano conte Flavio Sciarra, ormai da tempo dimorante a S. Benedetto.
A questo scopo fu stabilito autonomamente di fissare il contributo comunale in 1.000 scudi da versarsi in quote annuali di 120 scudi mentre i soci filarmonici avrebbero versato una quota annuale di 12,5 scudi ciascuno. L’area per la costruzione fu individuata alla destra della via corriera che proveniva da Grottammare, come luogo più idoneo per la prossimità alla strada diventata ormai un’importante arteria di transito per le carrozze, luogo centrale della vita cittadina che si stava trasferendo sulla spiaggia, quindi di facile accesso ed esposizione.
Nel contempo veniva decisa anche la redazione di un progetto e la scelta cadeva sull’architetto ascolano Ignazio Cantalamessa che qui aveva già operato per la realizzazione di alcuni edifici privati importanti e che più tardi sarà il progettista dell’Ospedale e della Chiesa della Madonna della Marina. Per le pitture ed i decori interni furono chiamati rinomati artisti quali Raffaele Fogliari di Ascoli e Giacinto Giunchini di Fermo. Le vicende amministrative, legate soprattutto alla raccolta dei fondi e delle quote dei singoli aderenti, protrassero ancora per qualche tempo le attese di realizzazione dell’opera, che vide l’effettiva inaugurazione almeno un decennio dopo quella storica seduta del 1827.
Il nome assunto per l’opera finita fu quella di ”Concordia”, appunto, a significare il mezzo attraverso il quale alcune famiglie cittadine, in aspri litigi da diversi anni, avevano trovato il modo di fare pace, suggellando anche l’analoga concordia ritrovata con la popolazione della vicina Grottammare.
Nel suo palcoscenico si rappresentano per diverse stagioni opere di rilievo, soprattutto nel campo della lirica, e di autori in auge in quegli anni. Vi debuttò il famoso tenore fermano Ludovico Graziani ed il fratello baritono Francesco. Qui, nel 1843, ebbe ad esibirsi anche la prima donna Enrica Morelli che al termine della sua Lucia di Lammermoor fu accompagnata al suo alloggio da un tripudio di folla con fiaccole e manifestazioni di giubilo. Dopo pochissimi anni però il teatro dovette essere chiuso per lavori di restauro che iniziarono nel 1845, anno in cui il Comune concesse alla deputazione Teatrale una scorta annua di 200 scudi con diritto di proprietà di due palchi oltre il riservato alle autorità. Questi lavori si prolungarono fino a tutto il 1849.
Come teatro cittadino continuò ad essere utilizzato in modo saltuario, seguendo le vicende amministrative dei diversi periodi. Il teatro viene occupato dalle truppe nel passaggio per l’Unità d’Italia, e probabilmente lo sarà stato anche all’inizio del primo conflitto mondiale.
Fu poi utilizzato come sala di processi (memorabile quello contro il curato Sciocchetti intentato da alcuni massoni del luogo), seggio unico elettorale, assemblee per la Società di Mutuo Soccorso, feste e lotterie di beneficenza, conferenze e celebrazioni patriottiche.
Il Teatro ritornò in auge all’inizio del secolo, seppure in concorrenza con le manifestazioni estive che si tenevano allo Stabilimento Bagni e con il nuovo furoreggiante ingresso del cinema che era ospitato presso il Cinema- Teatro Nettuno. Ma subentrò poi la stasi ed il quasi abbandono a causa della prima Guerra Mondiale. Da una lettera del 1919 dal custode Paolo Paris, si scopre che il Teatro fu utilizzato dal Comando militare per alloggiarvi i prigionieri di guerra, con la conseguente distruzione di buona parte del materiale di scena e degli arredi.
Nel 1929 il Commissario prefettizio del tempo ricevette una richiesta, con relativo progetto, per la ristrutturazione del teatro e sua trasformazione in sala cinematografica, redatta dall’ Ing. Orlando Grifi per persona da nominare, nella quale tra l’altro si chiedeva la concessione gratuita dell’immobile per 29 anni e l’esclusiva dell’attività cinematografica in paese; ma di tale proposta non se ne fece nulla. Il teatro invece fu assegnato, con l’avvento del Fascismo, alle organizzazioni di quel partito che lo utilizzarono per manifestazioni politiche ma soprattutto per spettacoli teatrali, l’ultimo del quale fu realizzato con la collaborazione di ufficiali e soldati qui di stanza per il secondo conflitto mondiale, proprio alle soglie dello sfollamento, all’inizio dell’autunno del 1943.
Del 16.10.1932 è una lettera della General Distribution Bureau G.D.B. Pictures di Roma, con la quale si richiede al comune la gestione del Teatro “allo scopo di maggiormente accrescere le attrattive che la nostra città assomma di giorno in giorno.
Con il volervi realizzare spettacoli cinematografici, obbligandosi di lasciare libero il locale per tutte le eventuali manifestazioni, sia del Comune che del Fascio o dell’Ente Cura”. La compagnia si impegnava altresì ad installarvi un riscaldamento a termosifone, con l’auspicio di poterlo inaugurare il giorno 28ottobre “decennale della Marcia su Roma”. A seguito dei bombardamenti del 27 novembre 1943 il Teatro Concordia subì profonde devastazioni. Restaurato e quasi completamente modificato nella parte adibita al pubblico, fu inaugurato nel Natale del 1947, ad uso prevalentemente cinematografico, con il nuovo nome di “Pomponi” del cognome del gestore.
Teodorico Pomponi, personaggio che in passato aveva operato in città come imprenditore edile ma anche teatrale e che aveva realizzato e gestito il cinema-teatro Virginia (ora Chiesa dei sacramentino). Anche in questa nuova veste non mancarono comunque rappresentazioni teatrali. Un restauro successivo, ulteriormente devastante, ma anche i mutati tempi, lo fece scadere. Tornato nella disponibilità del Comune fu, con deliberazione di Consiglio comunale n. 51 del 28/05/1996, approvato il Regolamento di utilizzo e in base ad esso con successiva deliberazione di Consiglio Comunale n. 42 del 16/03/1997 la gestione del Teatro Concordia fu affidata all’Associazione Culturale “Laboratorio Teatrale Re Nudo”.
L’associazione ha gestito il Teatro Concordia dal 17/11/1997 al 31/12/1999, quando fu chiuso per inagibilità.
Interno_Concordia
Con la seconda Amministrazione Perazzoli è stato approvato il progetto di consolidamento e restauro conservativo dell’edificio, redatto dall’ing. Rolando Mariani ed il 26 gennaio 2001 sono cominciati i lavori. Successivamente la progettazione è tornata interna al Comune, sotto la direzione dell’arch. Farnush Davarpanah e del geom Lanfranco Cameli. Varie sono state le ditte che si sono succedute nell’effettuazione di lavori e grande l’impegno di tutti i soggetti interessati affinché la città potesse avere finalmente il suo Teatro.
L’importanza di questi lavori è dimostrata anche dal sostegno dato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno per la fornitura e l’installazione delle macchine di scena, quinte e tendaggi e per i corpi illuminanti .
Il 30 aprile 2008 il Teatro Concordia è tornato alla città.

Fonti:
Enrico Liburdi – S. Benedetto del Tronto negli ultimi tre secoli – A.T.I.M.A. Stabilimento tipografico Ancona – 1950
Gabriele Cavezzi – Ricerca allegata al progetto di restauro e recupero del Teatro Concordia.

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palazzo piacentini“Palazzo Piacentini” (già Casa Fiorani)

l corpo più antico dell’edificio, che venne fatto costruire da Giuseppe Fiorani, mastro falegname di origine ripana, è del 1812.
Intorno alla seconda metà dell’800, i Fiorani, desiderosi di manifestare la loro ascesa sociale e cercando di affermare il proprio prestigio, conferirono al palazzo quell’aspetto incantevole che oggi gli è stato restituito. A pianta longitudinale si sviluppa su tre livelli: il piano terra che si apre su via del Consolato, il primo piano con affreschi ottocenteschi e il seminterrato con un ambiente costituito da una serie di volta a crociera.
La facciata su via del Consolato, che è adiacente all’antica “Porta da Mare” del Castello, si presenta come in origine: un raffinato senso di vivacità e di leggerezza si respira dal colore rosato del mattone ed dal bianco delle specchiature del piano superiore. Sottili lesene piatte in cotto, dividono il paramento murario, in scomparti di eguale grandezza, al centro dei quali si aprono le finestre a luce quadrangolare.
Nel 1857, in occasione della promulgazione da parte di papa Pio IX del dogma dell’Immacolata Concezione del 1854, contro il parere della magistratura locale ma favoriti dagli appoggi ecclesiastici del Governo Centrale Pontificio (Mons. Luigi Fiorani prelato domestico del papa), i Fiorani vollero costruirsi un arco aereo che, partendo dalla loro dimora (sede ufficiale del Vice-consolato di Spagna, carica rivestita da Anastasio Fiorani, già priore comunale), elevandosi sopra via dei Vetturini (l’attuale via E. Fileni), si andasse ad unire con una nuova casa fabbricata a sud-ovest rispetto a quella principale. Parliamo ovviamente del famoso “Arco dei Fiorani” che fu fatto saltare in aria nel 1944 dai tedeschi per coprire la ritirata delle truppe durante l’ultimo conflitto mondiale, ostruendo così l’inizio dell’unica strada di penetrazione verso l’interno.
Per molto tempo dimora di Beatrice Piacentini-Rinaldi, poetessa dialettale che ebbe il merito di conferire al dialetto sambenedettese la dignità di una lingua letteraria, oggi il Palazzo Piacentini è un luogo dedicato alla Cultura: accoglie l’ Archivio storico comunale , la Pinacoteca del Mare, Lo studio di Bice e la Sala della poesia (maggiori informazioni su www.museodelmaresbt.it).

A casa di Bice” – Breve guida a Palazzo Piacentini (pubblicazione facente parte della Collana “I Quaderni dell’Archivio Storico del Comune di San Benedetto del Tronto”)
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“Piazza Giorgini” (la Rotonda) ed il Faro

rotonda_giorginiLa suggestiva Rotonda, un tempo inizio del lungomare, è nata come Piazza Tommaso di Savoia (attuale Rotonda Carlo Giorgini).
Luogo di ritrovo per tutti coloro che vogliono fare una passeggiata in centro, è una sorta di punto di arrivo e di partenza che guarda a sud verso il lungomare e l’altra Rotonda (di Porto d’Ascoli) e ad ovest verso l’isola pedonale e Viale secondo Moretti.
La caratteristica fontana, che doveva assurgere a simbolo di tutto il lungomare, è oggi una fra le immagini più note della nostra cittadina

 

Il_FaroL’attuale Faro è entrato in funzione ufficialmente nel 1957 ed è stato costruito tra la Rotonda e la zona portuale (in zona strategica e centrale all’area portuale), in considerazione del fatto che l’importanza di un faro è nella posizione e nella portata del fascio di luce.
E’ elemento necessario ai naviganti e marinai per l’avvicinamento alla costa, come richiamo nell’oscurità notturna per gli uomini in mare che localmente, prima della sua costruzione avevano come riferimento solo il Torrione e il suono delle campane; idealmente per questo motivo è stato costruito lungo la perpendicolare che parte dal “Paese Alto” in direzione est.
E’ una torre cilindrica su fabbricato ed è alta 31 metri. Sulla sua sommità si trova collocata una lampada alogena da 1000 W che emana una luce bianca che, grazie a delle lenti opportunamente combinate ed allineate, viene riflessa emergendo come un intenso fascio di raggi paralleli, quindi convogliata in un unico punto e proiettata in lontananza. La portata della luce del faro si proietta ad una distanza di 32 Miglia natutiche in condizioni di perfetta visibilità. con il versante ovest oscurato (a prevenire fastidi alla città) ed è una luce ottica rotante che emana due lampi in un periodo di dieci secondi. In condizione di eventuale avaria, vi è anche un fanale più piccolo di riserva con una portata più contenuta. In presenza di nebbia si aziona pure il nautofono collocato sulla punta del molo sud che emana un segnale sonoro per le imbarcazioni che altrimenti non riuscirebbero a percepire i due fanali identificativi dell’imboccatura del porto, rispettivamente con luce verde nel molo nord e con luce rossa nel molo sud.
La scala a chiocciola con 150 scalini porta alla sommità della struttura e ad una terrazza dalla quale è possibile vedere da levante l’intera città e le colline circostanti.
Il faro di San Benedetto del Tronto oggi funziona in automatico grazie ad una fotocellula che lo aziona o lo spegne. Ma all’epoca della sua costruzione, era un faro manuale il cui funzionamento si realizzava dietro degli ingranaggi mossi da un peso motore che quotidianamente doveva essere ricaricato dal farista.
Il faro di San Benedetto del Tronto assume una notevole importanza per tutta la marineria medio adriatica sia perché esso è l’unico che ha una portata notevole tra Ancona ed Ortona sia per la portata geografica (la distanza, cioè, alla quale può essere visto tenendo conto della curvatura della terra e della quota a cui è l’occhio dell’osservatore).

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“La Torre_GuelfaTorre Guelfa”

Situata a Porto d’Ascoli, è quanto resta di una fortezza consistente in due grandi torri, sette torrioni con settanta merli. L’avevano costruita gli ascolani in dispregio dei diritti di Fermo che, in virtù di un privilegio rilasciato da Ottone IV nel 1211, avevano il dominio del litorale dal Tronto al Potenza.

Tale privilegio stabiliva che nessuno, per la profondità di un chilometro, poteva costruire edifici né fortezze senza il benestare di Fermo. Ascoli però voleva uno sbocco sul mare e in tre anni costruì la rocca. Ma nel 1348 Gentile da Mogliano, con l’esercito fermano, pose l’assedio ed espugnò dopo 40 giorni la fortezza radendola al suolo. Fu però risparmiata la torre: appunto, la Torre Guelfa.
(Notizie tratte da “Guida di S. Benedetto del Tronto” di Gabriele Nepi).

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