Opere in Palazzina Azzurra e dintorni

“Vale&Tino”

vale_tinoInaugurata il giorno di San Valentino 2008, la straordinaria scultura in neon colorato di Marco Lodola è posizionata nel giardino della Palazzina Azzurra. Il lavoro di Lodola arricchisce la collezione di opere esposte nel centro cittadino di San Benedetto, dove già da alcuni anni si possono ammirare sculture di Ugo Nespolo, Enrico Baj, Mark Kostabi, Salvo, Paolo Consorti.
Marco Lodola è nato a Dorno (PV) il 4 Aprile 1955 e nella stessa Pavia vive ed opera. Dopo gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze e di Milano, agli inizi degli anni ’80 ha fondato con un gruppo di artisti il movimento ”Nuovo Futurismo”, di cui il critico Renato Barilli è stato principale teorico.
Lodola, sin da quella stagione ha reso fondamentale per il suo lavoro creativo la ricerca dell’utilizzo dei materiali industriali poveri, come plexihlas, perpex e smalti, per giungere ad esperienze innovative. Ne fruisce per ottenere delle immagini, che rimandano direttamente anche ai suoi altri interessi culturali, dalla musica al cinema, dalla pubblicità al fumetto.
File audio descrittivo

“La Farfalla”

farfalla_en“La Farfalla” è, insieme alla “La Sibilla” collocata in viale De Gasperi, una delle due grandi sculture in ferro assemblato di Giuseppe Marinucci donate dagli eredi alla città di San Benedetto in segno di gratitudine per il rilievo dato dalla città al lavoro dell’artista scomparso nel corso di una importante mostra antologica.
L’opera, attualmente ammirabile nel giardino della Palazzina Azzurra, è alta 2 metri, lunga 135 e larga 223, è dotata di un sistema che la fa ruotare su se stessa ed è realizzata assemblando pezzi metallici di varia provenienza.
Giuseppe Marinucci (Ascoli Piceno, 1925 – 1981) intraprende giovanissimo la via dell’arte. Fin dalle scuole elementari frequenta lo studio del ceramista Nello Giovanili. Ma il suo vero maestro sarà Ghino Sassetti, docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino, che gli insegna i rudimenti della scultura. Assorbe inoltre la lezione di Medardo Rosso e degli impressionisti francesi.
Marinucci rivolge la sua attenzione al disfacimento della materia. Le masse sono ridotte a linee di forza, i piani si moltiplicano e si intersecano, si compongono e si scompongono perché diventi possibile un inserimento più profondo dello spazio, perché lo spazio stesso diventi scultura.

“Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare”

Lavorare_Lavorare-SBTCosì Ugo Nespolo descrive l’opera (oltre sette metri di acciaio colorato) collocata all’inizio del meraviglioso lungomare della città, una parafrasi di una famosa poesia di Dino Campana:

”Il lavoro nobilita l’uomo, ma quando il lavoro diventa lavoro & lavoro & lavoro, l’uomo viene schiacciato. E non sempre dal bisogno, ma spesso dall’avidità, dall’invidia, dal desiderio, da finte necessità che ci fanno trascurare i doni più belli che gratuitamente ci circondano.
Il mare, così, vuole significare tutto ciò che di grande e generoso ci circonda ed è un invito per tutti a non dimenticare i doni di Dio che in ogni istante ci vengono offerti”.

 

 

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